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DEFINIZIONI DEL REALE: LA REALTA’ DELL’INCONSCIO, L’APPARENTE INVISIBILE E IL RUOLO DELL’INTUIZIONE NELLA CONTEMPORANEITA’

Seminari del Pensare, Orvieto 4/5 settembre 2015

Invisibile, Naturale, Sovranità

http://orvietosi.it/2015/09/il-seminario-del-pensare-invisibile-naturale-sovranita/

Abstract

Questa sintetica ricerca partirà dai contributi di antropologi, storici e ricercatori della psiche sulla comparazione di simboli che accomunano la spinta di popoli appartenenti a diverse epoche e culture a trovare un senso a cio che si muove nell’interiorità dell’umano in rapporto a cio che vive con il mondo esterno.

Tale incipit ha la funzione di porre in relazione ciò che comunemente, nella società contemporanea globalizzata, chiamiamo reale, con ciò che ora è trascurato e relegato nell’ambito del falso, ma che in passato e in certe forme tutt’ora, era chiamato reale, seppur invisibile e solo percepibile come un fugace riflesso.

La tesi di questa ricerca sposa la visione della psicologia analitica, nata e nutrita dal celebre psichiatra C.G Jung e da alcuni suoi collaboratori passati e contemporanei, che ha le sue basi nell’assunto della realtà dell’inconscio e sulla ricerca, attraverso la comparazione della produzione simbolica nei sogni, nei sintomi, nei miti e nei riti, di come esso sia antecedente alla coscienza e alle sue produzioni e di come la sovranità della coscienza e della volontà possa essere illusoria a fronte del mare dell’inconscio da cui tutto nasce a a cui tutto torna.

In particolare porrò attenzione alla funzione chiamata intuizione, calandola all’interno della sistematizzazione della tipologia psicologica curata da Jung stesso, a seguito di profonde ricerche cliniche e culturali.

In una conferenza tenuta a Basilea, riportata nelle trascrizioni di Roland Cahen, Jung, a proposito dell’intuizione, afferma:

“L’intuizione, naturalmente, in quanto funzione irrazionale, non è facile da definire per l’intelletto. Nei miei “Tipi Psicologici”l’ho chiamata una “percezione per via inconscia”, poiché una delle sue caratteristiche consiste nella difficoltà a poter precisare dove e quando nasca. Essa sembra poter percorrere molte strade e, grazie al suo emergere, permette di vedere, per così dire, “dietro l’angolo”. Mi limito a questo, e confesso che non so, in fondo, come opera l’intuizione; non so cosa è successo quando un uomo sa improvvisamente una cosa che, per definizione, non dovrebbe sapere; non so come è giunto a questa conoscenza, ma so che è reale e che può servire come base per la sua azione. I sogni premonitori, la telepatia e tutti i fatti di questo tipo sono intuizioni. Ho constato questi fenomeni in grande quantità, e sono convinto che esistano; se ne incontrano tra i primitivi e da ogni parte, non appena prestiamo attenzione alle percezioni che ci giungono attraverso gli strati subliminlali del nostro essere, ossia che si trovano sotto la soglia della coscienza. L’intuizione è una funzione molto normale, perfettamente naturale e necessaria; si occupa di ciò che non possiamo né sentire né pensare, perchè manca di realtà, come il passato che non ne ha più, e il futuro che non ne ha ancora, per quanto possiamo immaginarlo. Dobbiamo essere molto riconsocenti al cielo di possedere una funzione che ci elargisce una qualche luce su ciò che è “molto al di là delle cose”.

( C.G.Jung, 1934, Elena Caramazza (a cura di). Le conferenze di Basilea, pp. 77, 78, Bergamo: Moretti e Vitali, 2015)

Approfondirò quindi l’intuizione e il suo rapporto con altre funzioni nel mondo contemporaneo e di come il suo ruolo attuale dipenda dal conflitto intrapsichico tra opposti e interpsichico, ovvero all’esterno del soggetto, che si è manifestato e tutt’ora si manifesta in dibattiti filosfici/religiosi che si sono svolti nel corso dei secoli.

Cercherò di delinare il profilo della situazione dell’intuizione principalmente nelle istituzioni pubbliche e private dedicate alla cura medica e psicologica, alla gestione del corpo e dei malesseri dell’anima, nella vita relazionale quotidiana con se stessi e con l’Altro.

Fine di questa ricerca è di contribuire alla fertilizzazione di un campo che può essere proficuo.

Mia intenzione non è quindi dare risposte alle mie domande, ma porre un seme nel dialogo collettivo rispetto al rapporto tra visibile e invisbile, al fine di ribaltare, non definitivamente, bensì per creare circolarità, la definizone del reale.

L’auspicio è che lo sviluppo tecnico, che alimenta l’unilateralità di ciò che è visibile e concreto, possa essere bilanciato nella sua corsa da un’accettazione cosciente della realtà di cio che è invisbile e incomprensibile razionalmente, e potendo cosi proseguire nell’opera di evoluzione umana in equilibrio con una più ampia fetta di ciò che è naturale, rinunciando ad un ideale di sovranità indiscussa della coscienza.

DEFINIZIONI DEL REALE:

LA REALTA’ DELL’INCONSCIO, L’APPARENTE INVISIBILE E IL RUOLO DELL’INTUIZIONE NELLA CONTEMPORANEITA’

Dice Hillman: “I fatti sono chiari: le guerre occidentali sono appoggiate dal Dio cristiano, e alla sua chiamata alle armi non ci possiamo sottrarre perché siamo tutti cristiani, indipendentemente dalla fede che seguiamo, dalla chiesa che frequentiamo o anche dalla nostra professione di ateismo. Puoi essere ebreo oppure musulmano, puoi rivolgerti al tuo dio con i riti della Santeria, puoi fare parte della Wicca, ma se vivi nel mondo occidentale, psicologicamente sei cristiano, marchiato indelebilmente con il segno della croce nel cuore e nella mente e in ogni fibra del corpo. Il cristianesimo è dappertutto, nelle parole che usiamo, nelle bestemmie che pronunciamo, nelle rimozioni che rafforziamo, nello stordimento che cerchiamo, nella eredità di assassini religiosi della nostra storia: l’assassinio degli ebrei, l’assassinio dei cattolici, l’assassinio dei protestanti, dei mormoni, degli eretici, dei dissidenti, dei liberi pensatori… Se pensi che la tua anima personale sia distinta dal mondo esterno e che consapevolezza e coscienza morale siano localizzate in quell’anima (e non nel mondo esterno) e che perfino il gene egoista sia individualizzato nella tua persona, allora, psicologicamente, sei cristiano. Se la tua prima reazione a un sogno, a una notizia, a un’idea è di operare immediatamente una divisione tra bene e male morali, allora, psicologicamente, sei cristiano. Se associ il peccato alla carne e ai suoi impulsi, ancora una volta, psicologicamente, sei cristiano. Se noti quando un presentimento si realizza, se prendi le sviste come segnali e credi nei sogni, ma poi ti affretti a liquidare queste intuizioni come “superstizione”, sei cristiano, perché quella religione mette al bando ogni forma di comunicazione con l’invisibile che non sia Gesù. Quando volti le spalle ai libri e allo studio, per cercare nei tuoi sentimenti intimi risposte semplici a problemi complessi, sei cristiano, perché il cristianesimo dice che il Regno di Dio e la voce del suo vero Verbo sono nell’interiorità. Se la tua teoria psicologica designa certi stati dell’anima con espressioni come ambivalenza, io debole, scissione, crollo, confini incerti, e ne ha paura considerandoli malattie, allora sei cristiano, perché quei concetti esprimono l’adesione a un’autorità centrale, unica e potente. Se pensi che i dati apparentemente casuali della storia abbiano una finalità, segnino in qualche modo un’evoluzione, e che la speranza sia una virtù e non un’illusione, allora sei cristiano. E sei cristiano quando credi che alla fine del tunnel delle umane disgrazie ci attenda la risurrezione della luce invece che la tragedia irrimediabile o il caso o la sfortuna. E, in particolare, sei un cristiano americano quando idealizzi una tabula rasa di innocenza infantile come se fosse la condizione più vicina a Dio. Non possiamo eludere duemila anni di storia, perché noi siamo la storia incarnata, ciascuno di noi è stato gettato sulle spiagge occidentali dello hic et nunc dalle mareggiate di tanto tempo fa.
Possiamo disconoscere la presa del cristianesimo sulla nostra psiche, ma che altro è l’inconscio collettivo se non gli schemi emotivi inveterati e i pensieri non pensati che ci riempiono di pregiudizi che ci piace chiamare scelte? Siamo cristiani fino al midollo. Nelle nostre distinzioni si nasconde san Tommaso, alle nostre buone azioni presiede san Francesco, e migliaia di missionari protestanti di ogni setta immaginabile concorrono nel darci l’innata certezza di essere superiori a tutti e capaci di aiutare gli altri a vedere la luce.” (James Hillman, Un terribile amore per la guerra)

C.G.Jung, afferma in diverse opere, seminari ed interviste che l’uomo non puo vivere senza un senso e miti e religioni dimostrano che egli attraverso il simbolo ricerca un senso a ciò che non è visibile e quindi non comprensibile all’interno di una legge lineare di causa ed effetto.

L’umanità nel corso della sua storia è cambiata, si è trasformata, e la psicologia analitica si occupa anche di osservare le fasi di trasformazione e cambiamento della coscienza collettiva. L’opera di Jung si sofferma ed approfondisce la progressiva differenziazione delle funzioni della coscienza a scapito di altre nel corso di questo sviluppo della coscienza umana.

Per funzioni parlo di modalità polari di approccio all’esperienza sia interiore che esterna e nella psicologia anlitica sono identificate con il pensiero opposto al sentimento (nell sfera razionale) e con la sensazione opposta all’intuzione (nella sfera della percezione). Questa evoluzione ha visto cambiamenti nella religiosità umana, nella cultura letteraria e musicale e nei gusti artistici.

Cio che in questa sede ci interessa particolarmente, dal momento che il nostro principale tema è l’intuizione è l’esistenza della legge naturale della crescita asimmetrica oltre che quella simmetrica: prima cresce un ramo a destra e poi un ramo a sinistra. Osservando la coscienza collettiva, rimanendo quindi su un piano generale, la crescita asimmetrica appare più evidente: in molte epoche si assiste ad un rinforzo di cio che è nascente, a scapito di ciò che è passato e di ciò che potrebbe opporsi all’istanza nascente. In tale situazione ciò quindi che non contribuisce allo sviluppo della parte emergente è relegato ai margini.

Jung si è occupato di periodi religiosi ove la religione rappresenta il mito, il simbolo che parla dello stadio della coscienza del periodo storico. Dalla nascita di Cristo, dall’anno 0 quindi fino ad oggi ha imperato, è stata sovrana l’immagine di quel tipo di coscienza che illumina, che separa, che misura, l’animus della psiche, il maschile. Il femminile rappresenta il pericolo per questa coscienza che innalza dall’inconscio arcaico e animale. Il femminile nell’accezione negativa è l’istanza della regressione. Jung, per fare un esempio, si è occupato a lungo e in profondità del problema della trinità, del 3 e del 4, simbolo della totalità. Nella trinità il femminile è escluso. Il femminile è il serpente ed è satana. Questo sia nella coscienza degli uomini sia delle donne. Si sta parlando di coscienza e di inconscio collettivo: tant’è che solo il 1 novembre 1950 è stato proclamato da papa Pio XII il dogma cattolico dell’assunzione al cielo della vergine Maria. In quel momento si rese palese come un dogma può cambiare. Quel che è sovrano rende invisibile ciò che destituirebbe la sua sovranità.

Ma da un analisi cosi approfondita fatta da Jung, scendiamo in una dimensione piu circoscritta, sebbene anche ad essa possa essere applicato lo studio più ampio di cui sopra.

Parlerò di intuizione proprio in virtù di questo rapporto sovranità-invisibile. Forse l’opposizione tra questi due termini non è l’unica relazione possibile tra i due. Cosa succede se nella sovranità è inclusa un istanza che fa luce nel buio, e che vede il nero nel bianco e il bianco nel nero? E’ una sovranità che vede il suo essere limitata, che vede che confini ce ne sono ovunque e che vede che non puo vedere tutto, non può controllare tutto. E’ una sovranità diversa. Ma è possibile?

Jung in Ricordi Sogni e Riflessioni, scritto alla fine della sua vita ed edito nel 1965, afferma che “assimilare l’intuizione che la vita psichica ha due poli è un compito del futuro”.

Questa affermazione è colta del fatto che anche in gran parte della psicologia e della ricerca spirituale moderna è come se vigesse ancora, o almeno fino a pochi anni fa, l’antico dogma trinitario, il dogma dell’hic et nunc,il dogma del padre, il dogma che è reale cio che è presente, cio che è già manifestato, ciò che è considerato oggettivo perchè cosciente per la collettività nello stesso momento. Ancora vige la fascinazione per la luce, ma si sa che la luce del sovrano, piu è luminosa piu annienta le luci dei sudditi, relegandoli nell’ombra del popolo dimenticato nei sobborghi della città o nei sobborghi della cultura umana, che da un punto di vita che considera la pische come onnipresente, sono i sobborghi nella psiche, la cosiddetta Ombra e l’Inconscio.

La scienza che rassicura il singolo e la collettività, relega il simbolico nell’inconscio proponendo invece il segno o l’allegoria, ovvero l’immagine che rappresenta chiaramente ciò che la coscienza vuole rappresentare, niente di piu. Questo è il regno indiscusso dell’ego che si illude di essere il solo e di veder tutto. Questo è lo stadio dell’onnipotenza del bambino che ha bisogno di credere assolutamente in cio che sa con chiarezza per poter proseguire nell’assimilazione del sapere e nell’accrescimento della coscienza. E’ la fiducia primaria in sé, necessaria per la nascita della coscienza e ciò e necessario finchè c’è una qualche forma di materno esterno che lo consola quando subentra qualcosa di incomprensibile. E’ la madre che detiene l’incomprensibile, è la terra, la profondità, l’inconscio, ciò da cui tutto nasce e ciò a cui tutto ritorna.

Il bisogno e il tentativo di far fronte all’angoscia del buio, dell’incomprensibile, del non controllabile, rimanda solo un po piu in la l’incontro con il buio, con il possibile e nello stesso tempo con il limite.

La negazione del inconscio, del simbolico e dell’intuizione si rivela chiaro nell’ambito della cura del corpo oltre che in certe forme della cura della psiche e della spiritualità. Subentra il conflitto tra reale ed irreale. Per esempio quando compare una difesa tipica come “si ma io sto male per un motivo reale, tangibile, mentre tu stai male solo per dei fantasmi creati dalla tua mente”, si rivela in tutta la sua drammaticità la sovranità di un tipo di realtà a scapito di un’altra realtà.

Concepire un tipo di sovranità, quindi un tipo di coscienza che non allontana il buio ma che muove la fonte della luce in modo dinamico e variabile, in modo tale da avere un’ idea il piu completa possibile di cio che c’è nella stanza buia, significa condurre la coscienza verso la consapevolezza delle sue stesse possibilità e dei suoi stessi limiti. E’ una coscienza, e quindi un tipo di sovranità che non dichiara guerra alle terre straniere per eludere l’angoscia che il confine attiva, ma è una csocienza che intuisce al di là dei confini ma rimane nel suo territorio al fine di coltivarlo con quel che gli è dato.

Ma esiste, è reale e quale è la parte che registra la presenza dell’invisibile? di ciò che non è qui ma di cio che è la? È possibile dare realtà alla percezione di cio che non è misurabile non è percepibile con i 5 sensi fisici?

Jung parla d’ intuizione. E ne parla (ne scrive) come di una delle quattro funzioni psichiche. La pone quindi sullo stesso piano. Non è qualcosa di metafisico, o di illusorio o che ci puo dire meno o piu della realtà rispetto ad altre funzioni che collettivamente conosciamo meglio.

Riporto un’ eloquente citazione tratta da un libro inedito, curato da Elena Caramazza, cosnistente nelle trascrizioni di Roland Cohen alle conferenze di Basilea del 1934, ma ancora attuali, o meglio, ancora maestre sia in psicologia che in filosofia.

L’intuizione, naturalmente, in quanto funzione irrazionale, non è facile da definire per l’intelletto. Nei miei “Tipi Psicologici”l’ho chiamata una “percezione per via inconscia”, poiché una delle sue caratteristiche consiste nella difficoltà a poter precisare dove e quando nasca. Essa sembra poter percorrere molte strade e, grazie al suo emergere, permette di vedere, per così dire, “dietro l’angolo”. Mi limito a questo, e confesso che non so, in fondo, come opera l’intuizione; non so cosa è successo quando un uomo sa improvvisamente una cosa che, per definizione, non dovrebbe sapere; non so come è giunto a questa conoscenza, ma so che è reale e che può servire come base per la sua azione. I sogni premonitori, la telepatia e tutti i fatti di questo tipo sono intuizioni. Ho constato questi fenomeni in grande quantità, e sono convinto che esistano; se ne incontrano tra i primitivi e da ogni parte, non appena prestiamo attenzione alle percezioni che ci giungono attraverso gli strati subliminali del nostro essere, ossia che si trovano sotto la soglia della coscienza. L’intuizione è una funzione molto normale, perfettamente naturale e necessaria; si occupa di ciò che non possiamo né sentire né pensare, perchè manca di realtà, come il passato che non ne ha più, e il futuro che non ne ha ancora, per quanto possiamo immaginarlo. Dobbiamo essere molto riconoscenti al cielo di possedere una funzione che ci elargisce una qualche luce su ciò che è “molto al di là delle cose”.

( C.G.Jung, 1934, Elena Caramazza (a cura di). Le conferenze di Basilea, pp. 77, 78, Bergamo: Moretti e Vitali, 2015)

A Pisa conduco da due anni le serate junghiane, serate di letture e discussioni su temi della psiche e del simbolico, e spesso quando emerge qualcosa che appartiene al regno dell’intuizione, che è una percezione al pari della sensazione, sorgono sempre quesiti, dubbi se non attacchi a chi concepisce tale sfera come reale. Nessuno metterebbe in dubbio la sensazione di calore vicino ad un camino acceso o di freddo in vicinanza di una finestra in inverno. Ma quando si parla di qualcosa che è nel regno del mentale, ma non appartiene al pensiero razionale che spiega e classifica, giunge la necessità di negare e di confutare.

Una parte della psicoanalisi nell’accezione in cui la conosciamo ora, si è sviluppata a partire dall’esigenza di studiare e curare il fenomeno dell’isteria. Qual’era il senso veicolato dale isteriche? L’esigenza dell’irrazionale di far parte del mondo si manifestava attraverso sintomi fisici altamente invalidanti e non spiegabili mediante leggi fisiche come lesioni d’organo o alterazioni funzionali fisiche.

Con la psicoanalisi la coscienza umana ha iniziato a riconsiderarereale, ciò che per secoli è stato trascurato e relegato nell’ambito del falso, ma che in passato e in certe forme tutt’ora, era chiamato reale, seppur invisibile e solo percepibile come un fugace riflesso. La novità è che dare realtà all’ invisibile non significa togliere realtà al visibile.

Con la psicoanalisi in generale e con la psicologia anlitica di jung in particolare si assiste ad una nuova risposta alla progressione della coscienza umana. Fa capolino il concetto di inconscio che porta con se il concetto di relatività della coscienza e di proiezione (all’esterno di ciò che inconscio). L’immaginario sull’ inconscio acquisisce nel corso del novecento validità grazie allo studio antropologico comparato della produzione simbolica nei sogni, nei sintomi, nei miti e nei riti. (si pensi ad esempio allo studio sulle religioni di Gerardus van der Leeuw)

L’intento dell’opera junghiana è quella di far luce sulla storia della coscienza mettendola in relazione con il concetto di inconscio e di come esso sia antecedente alla coscienza e e di come la sovranità della coscienza e della volontà possa essere illusoria a fronte del mare dell’inconscio da cui tutto nasce e a cui tutto torna.

Il guardare all’inconscio è lo sguardo nella notte, nella profondità della terra o appunto dietro l’angolo. Sovrana nella psicoanalisi è la funzione psichica che guarda in là, che percepisce cio che non è visibile, ed è quella funzione che collettivamente per secoli è stata la quarta, ovvero l’ombra, quella inferiore, da deridere, da catalogare come falsa e pazza. Cio o chi è caratterizzato da intuizione è cosi l’ombra per il collettivo. Ma si sa che è dall’ombra, che si accede alla trasformazione e quindi al cambiamento.

Dice Von Franz in tipologia psicologica :

La funzione inferiore è la ferita della personalità cosciente che mai si remargina e sanguina perennemente, ma è attraverso di essa che l’inconscio può entrare in ogni momento, apportando un ampliamento della coscienza e generando un atteggiamento nuovo.
Nella maggior parte delle società normali, la gente nasconde la propria funzione inferiore attraverso la Persona. La Persona trova na delle sue piu importanti ragioni di sviulppo nel desiderio di non esporre la propria inferiorità, specialmente l’inferiorità della quarta funzione
.”

Afferma inoltre che l’intuizione intuisce appunto il Sé e cosa avviene nel Sé (intesa come totalità psichica comprensiva di conscio e inconscio e che rappresenta la realizzazione piena di sé, al di là dell’imitazione di profeti ed eroi), e di come la collettività, rimuovendo l’intuizione si è allontanata dal Sé, da ciò che è invisibile agli occhi. Intuire il Sè significa intuire l’altra metà della mela. Significa non cedere alla sovranità indiscussa della coscienza che vede per polarità, ma può voler dire guidare la vita sapendo sempre che accanto al visibile c’è l’invisibile, accanto al sovrano ci sono sempre sudditi che possono in ogni momento divenire sovrani e che la natura ci insegna proprio questo: la presenza del dì e della notte.

L’auspicio è che lo sviluppo tecnico, che alimenta l’unilateralità di ciò che è visibile e concreto, possa essere bilanciato nella sua corsa da un‘accettazione cosciente della realtà di cio che è invisibile e incomprensibile razionalmente, e potendo cosi proseguire nell’opera di evoluzione umana in equilibrio con una più ampia fetta di ciò che è naturale, rinunciando ad un ideale di sovranità indiscussa della coscienza.

Bibliografia

E.R. Dodds, I Greci e l’irrazionale, 1951

C.G.Jung, Conferenze di Basilea, 1934

C.G.Jung , Tipi Pisicologici, 1921-1936

C.G.Jung, Mysterium Coniuctionis, 1955, 56

C.G.Jung, Ricordi Sogni e Riflessioni, 1965

J. Hillman, Un terribile amore per la guerra, 2005

S. Tagliagambe, A. Malinconico, Pauli e Jung, 2011

Erich Neumann,Storia delle origini della coscienza, 1978

G. Van der Leeuw. Fenomenologia della religione, 1933

M.L.Von Franz, Tipologia Psicologica, 1988

The Active Imagination and the problem of the conjunction of the opposites

Papel presentato al 12° Congresso ISARS ( International Society of Academic Research on Shamanism) tenutosi a Delfi (Grecia) dal 9 al 13 ottobre 2015

https://www.isars.org/conferences/delphi2015/

The Active Imagination and the problem of the conjunction of the opposites.

Abstract:

In the years immediately preceeding the two World Wars, from the consciousness of the psychiatrist C.G. Jung arose images portraying Europe flooded by a sea of blood. At first, he believed to be on the verge of psychosis, but then, when the war started, he began to realise what those images meant, and ventured himself into an exploration of the inner self, that he afterwards called “Active Imagination.” This whole experience is illustrated and commented in the Red Book.

This paper dwells on the testimony embodied by the book, regarding the issue of the archetypal polarities. The practice of the Active Imagination, still not popular in mainstream culture, represents an individual and collective source apt to overcome the global crisis, in an Era, which we live in today, where the hypertrophic and extroverted vision has brought a profound division in the archetypal opposites. The outcoming conflict is projected to the outside world, in greater proportions.

The internal vision of the Active Imagination opens a path to reignite counsciousness, clarifying that whatever is unsolved in the inner self, conflicts externally. What we said has a value for the life of the individual, and, moreover, as a consequence to Society in its entirety.

The Active Imagination is connotated as a way of transformation wich is perpetrated through the vision of the inner cosmology: a process without which, to acquire consciousness of the opposites, and the conflicts deriving from their division, wouldn’t be possible.

If you have read the abstract I presented, you’ll probably already wondered which is the familiarity between intuitions with respect to the processes of psychological transformation and the study of the present situation of the world shamanism, and the theme of our panel “Approaching the End: precariousness, Transcendence, Politics “
I’m not going to respond in a exhaustive manner but this research is motivated by the question: “which is the function of this emerging phenomenon, which is the depth psychology, in the context of the crisis, of the precariousness?

The analytical psychology carried out by Carl Gustav Jung is particular (peculiar) because the aim of it is to study the self and the community within a vision that sees the phenomena as dynamic moments of a transformative cycle that takes place on different levels: they happen on a physical matter level, on society level and on self level. What stands out in his works, studying and comparing the mythopoietic productions of the psyche (religions, myths, rituals) is that in history there has been a progressive withdrawal of the projections (this is what it claims also Gerard van der Leeuw, theologian and historian of religions, contemporary with Jung).

What was once lived in a concrete way, animistic, often,during a process that takes place unconsciously (what Jung would call a natural individuation process), becomes first more abstract and than introjected.

If we look at human relationships, politics, and economy, this process is still ongoing and far from being conscious. When it happens on unconscious level, that is in a no voluntary way, both the collective and individual consciousness identified often itself only with one pole of each phenomenon, while continuing to project the opposite on the other (?), and this increases the split among the selves or among the group he belongs to, or among their reference values and the otherness, what is not me, is not us or what is opposite to what I consider my tradition.

Today we are witnessing the revival of popular interest in rituals, alternative techniques and disciplines, to search for more human dimensions in the field of healing both psychological and physical. These modern phenomena promote the return to an irrational dimension (which I prefer to call a-rational) to experience the self and the outside world.

But we can notice, in the current times, that beside a very evolved dimension of rational, the irrational part is still experienced in an archaic form. The search for natural healing of human evolution is still focused on teachers, gurus, techniques and rituals, without the search for an access to the direct experience requested by the a-rational dimension, just to be the domain of the direct perception. This situation is the manifestation of how in more recent centuries, the irrational has been rejected in favor of a unique domain of rational and of how much it is difficult to legitimate feelings, inner vision and dreams. However, as Jung and history teach us, what is rejected come back to the surface giving account of itself in catastrophic forms, such as wars, ideologies (which have nothing rational) and crises of all kinds.

My intent is to cover summarily the process of what shamanism, as well as the European medieval alchemy and its ancient roots, is for depth psychology, an early progenitor, to be observed as a teacher and then go further, combining past and contemporaneity, without rejecting neither the one nor the other, combining magic and rational, mind and body, inner and outer, individual (self) and the world, visible and invisible.

Jungian psychology is part of a process of introversion and symbolization of spirituality, of research on human nature and the supernatural magic. Jung in the Red Book says:

Depths and surface should mix so that new life can develop. Yet the new life does not develop outside of us, but within us. What happens outside us in these days is the image that the peoples live in events, to bequeath this image immemorially to far-off times so that they might learn from it for their own way; just as we learned from the images that the ancients had lived before us in events (Jung 2010).

As long as rationality is taken to the absolute dominion and as long it continues to deny these natural and human phenomena alone that it can not understand and explain by itself, it is not possible a real evolution of consciousness and human history, but it instead creates an involution, where the denied irrational relegated to the shadows of the past takes over unconsciously, leading to seemingly unsolvable crisis. Both the body and the psyche, in fact, as shamanism teaches, are realms where energies that do not follow only the laws of cause and effect manifest themselves and this is why they are neither categorized nor quantifiable, without loosing the track of the global meaning .

The work of Jung, and his experience of life, is a still relevant attempt, to cope the need to integrate in us also what we call “magic”, irrational; to cope the need to become aware that what we fear and deny or seek outside of us, it is something that intimately belongs to us but that we still project outside of us, idealizing it, reducing it, denying it or avoiding it.

Delphi, 2015

The a-rational, that for the rational western-style culture now globalized, is a shadow looming on the individual and the community, which, like the rational one, is an essential part of life, as well as the feminine, to be accepted, learn and integrate in the conscious attitude.
In the same years they develop both quantum physics and psychology of CG Jung and Marie Louise von Franz. In the correspondence between Jung and Pauli (Nobel prize will for physics in 1945) Jung says:

In the same way in which the psyche and matter are contained in one and the same world, there are also, in permanent contact and are supported ultimately by transcendental incomprehensible factors; infact, it is possible, and even very probable, that matter and psyche are two different aspects of the same and unique thing. I think the synchronic phenomena turn in this direction: the non psychiccould act as the psychic”, and vice versa, without there being a causal relationship between them. ” (C. Meier, 1999).

Jung, supported by the simultaneous investigations of quantum mechanics and later by certain areas of neuroscience, makes explicit the sense he finds in the events of the twentieth century, that is he sees in social conflicts, in the crisis of traditional and religious values and in the individual mental illness, the need to unite opposites and make conscious the symbolic level that the ancients projected on the matter and natural forces and that instead is denied by moderns, disowned and left in the shadows like a dragon or an evil spirit, ready to burn everything.

I’m not here to make an introduction to the analytical psychology, or to give a lecture on the myth of Jung, but I think the fruitful seed of his intuitions should still, in 2015, entirely sprout.

What have in common shamanism and that germ I am speaking about?
The shaman embodies the image of the healer by means of rituals that connect him to invisible energies, activates a process of change in the community and maintains community identity through communication with images and timeless and ancestral energies.
Jungian epistemology, focuses on individuative needs, that is the natural law of transformation, which brings the being to develop fully the significance of his existence, to realize what he embodies, consciously or more often unconsciously.

The Self, (the psychic totality, that transcends the individual consciousness and that is transpersonal), includes both the I (the center of consciousness) with whom we identify, and what we do not recognize and that we project externally.
Make the individuation process conscious and voluntary, means fulfill a step that humanity is called to do, according to Jung, and considering the tragedies of the twentieth century. Make the individuation process conscious and facilitate the integration of split images, disowned and projected on the outside world, means starting to see within oneself, all that before one could see outside. It means to recognize the psychic totality as containing everything, even what we fear or that fascinates us, it is to experience the (we note here the link with the genius loci of the place where this conference takes place) “Know thyself”, dear here in Delphi .

I quote Jung again to deepen the process that binds depth psychology the transcendence of shamanism. In Mysterium Coniuctionis he says:

But this much we do know beyond all doubt,that empirical reality has a trascendental background, a fact which, (….) can be expressed by Plato’s parable of the cave. The common background of mycrophysics and depth-psycology is as much physical as psychic and therefore neither, but rather a third thing, a neutral nature which can at most be grasped in hints since in essence it is trascendental. The background of our empirical world thus appears to be in fact a unus mundus(CG Jung, 1955-56)

We start from the most important experience of Jung. He, who was not a student of Freud, but a young psychiatrist who worked at Burghozli (Psychiatric University Clinic) in Zurich, interested in the meaning of the psychic manifestations of the patients of the clinic, he found the concept of the unconscious that Freud was studying, as a key for the deepening of that the sense he believed peculiar both for the understanding of these people, and for the “cure”. In an era of external conflicts, the search for this sense became urgent. His personal psychology, this work and his vicissitudes of life, led him to a major crisis. He saw, while awake, images of Europe devastated. At first he thought he was getting himself into a psychosis, just as his patients of Burghozli, then, when the First World War broke out, he realized his unconscious already contained the precounciousness of future events. But he was not a seer, or a shaman, at least not most of those psychotic patients. He then had the intuition that the unconscious symbolizes when consciousness fails to symbolize and that if those symbols or images are not made conscious, they manifests in psychic, somatic or collective conflicts. Then he started a long period of immersion in his own images, in his own unconscious world and in the dialogue with the different parts of himself, he called this path active imagination. This dialogue was what patients and people could not and can not fulfill this task and therefore this task was entrusted to the shaman, the the healer, to the mystic and nowadays to the psychoanalyst.

In those years of traveling among the images of the unconscious, he wrote what we now know as the Red Book, First Matter, from which then he developed his entire theoretical reflection.
In his works, it is not so much in the foreground his personal experience, his images, but mainly what he has perceived as collective in this journey, and that belong to that famous collective unconscious. He often underline how it is important that everybody undertake his own inner journey in order to meet within himself both what he doesn’t accept of himself and of human history, and what the consciousness more identifies with .

But what Jung did not want, in line with the concept of archetypal individuation, was that a numinous image was projecting on him and then, that an external figure became responsible for his own identification, of the “know thyself”.
Maybe that process of personal integration, discovery and becoming entire is still collectively l difficult, and this is why Jung did not want to publish the Red Book, if not at least 50 years after his death.

In this personal journey of initiation in which the guide is interior, the magical element ceases to be something external, the object is no longer “mana”, that is, endowed with magical powers, but the a-casual and syncronic phenomena, are perceived as part of one’s psyche, and what was magic before, can be seen and cured as a a-rational part of the self, opposed to rational.

Shamanism is going through a crisis at cultural, political, symbolic level: it seems that few individuals can no more compensate the hypertrophic development of rationality that split, divides and judges.
The study of dreams and of inner images by means of the active imagination, is seen as an initiatory modern process for initiation, where it is the individual who comes in contact with the natural forces that he can feel into himself, into his images, into his dreams, into his discomfort. Forse cercavi:

The shamans and the so-called primitive peoples lived their life symbolically, but the symbol was projected on the object. The principio individuationis studied and promoted by this Jung and few others’ psychology of initiation, becomes part of habitual life, in which everything that happens, is part of the symbol that one’s own psyche produces.To live it, means to live one’s own myth, and the events that take place and roles represented by local characters, are necessary for the unfolding of the story that if projected outside on gods and heroes, has the function of representing the human experience, but if observed from within, it has the function of transcending the conflict of opposites and to create new ways forward.

Jung in his autobiography Memories Dreams and Reflections (an autobiography based more than on the facts of life, on inner impressions and perceptions) states:

My aim was to show that delusions and hallucinations were not just specific symptoms of mental disease but also had a human meaning. To discover this meaning is to see, and accept the polarities existing in every natural and human phenomenon. He also states: “The assimilation of the fundamental insight that psychic life has two poles still remains a task for the future.”

Jung worked for the process of awareness of matter and psyche mutual influence: the psyche is considered (conceived) as a space where it is possible to the world and, in practice, the only way to influence it.
About this Edinger says:

Concepts and abstractions do not coagulate, they make air and not soil, they are agents of sublimatio. The images of dreams and active imagination, however, coagulate: they connect the outside world with the inner world by means of similar or proportional pictures, and so they coagulate matter of soul stuff.

Considering the active imagination, Marie Louise von Franz states:

Some active imaginations may be realized as conversations with parts of one’s body perceived internally or hearing them talk. This is of great help especially in cases of psychogenic physical symptoms. Whatever is the material one put in contact with, inside or outside the body, especially many synchronistic events can occur, this is a fact that highlights the extraordinary power of active imagination. (Marie Louise von Franz, 1977)

I will conclude my contribution by mentioning a phenomenon that become fundamental concept in the research of human dephts and of the human (?) nature, both in physics than in Jungian psychology: synchronicity. The process of integration of the images projected on the outside world seems to create a kind of acceleration of the process itself therefore the archetype of the self, of the psychic totality activates, within which not only happen causalistic events, but also synchronic, which are that unconscious reality that motivates the belief in magic.

The awareness that these magical or synchronic phenomena increase more and more when we are occupied in listening to what resonates within ourselves, lead to the realization that we are joined with the whole human race and with nature.

I finsh my contribution by saying that perhaps it is no coincidence (synchronicity?) that we are here to talk about the destiny of a more intuitive awareness of oneself and of nature, in the homeland of the Oracle of Delphi, where, as Dodds says:

The Pythia became entheos, plena deo.The god entered into her and used her vocal organs as if they were his own, exactly as the so-called “control” does in modern spirit-mediumship; that is why Apollo’s Delphic utterances are always couched in the first person, never in the third. There were, indeed, in later times, those who held that it was beneath the dignity of a divine being to enter into a mortal body, and preferred to believe like many psychical researcher in our own day that all prophetic madness was due to an innate faculty of the soul itself , which it coul exercise in certain conditions, when liberated from bodily interference and from rational control. (E. R. Dodds)

Even here it seems that the archetype of the Self, or what that brings us to the awareness of the irrational connection of all things, is a reality that has always existed and that today we need to be more and more aware of it, at an age when it is more and more urgent an inner renewal of the individual, and a social, political and economic renewal.

Bibliografia.

C.G.Jung, Sonu Shamdasani (a cura di), Libro Rosso, 2010

C.G.Jung, Mysterium Coniuctionis, 1955-56

C.G.Jung, Aniela Jaffè (a cura di), Sogni, ricordi, riflessioni, 1965

C.Meier, Il carteggio Pauli-Jung, Roma, 1999

E. R. Dodds, I greci e l’irrazionale, 1951

E. Edinger, Anatomia della Psiche, 1985

E. De Martino, Il mondo magico, 1973

Gerardus van der Leeuw. Fenomenologia della religione, 2002.

M.L.Von Franz, Alchemical Active Imagination, 1979

M.L.Von Franz, rivistapsicologianalitica., cap. 7, n.17-1977,

Plutarco, Dialoghi Delfici, 1983

Anima dalla quarantena

Articolo pubblicato sulla Rivista di Psicologia Analitica, 101/2020 n. 49 Passato e Presente, Casa Editrice Astrolabio

http://www.astrolabio-ubaldini.com/scheda_libro.php?libro=1495

Il 18 marzo 2020, mentre gioco al sole con il mio bimbo sulla terrazza di casa mi accorgo che sento una serenità insolita. Non mia penso, o forse anche, ma non solo mia. C’è quiete!!In strada, le automobili non passano,tuttavia mi sembra di percepire una quiete che viene da oltre la strada, da altre strade, dal cielo, dal mare, dalle piazze. E’ quiete ovunque. Arriva un grosso insetto nero che cerca un buco per fare la sua casa. Mi sembra uno scarabeo…chissà, non sono un’esperta di insetti. Però la mente va a Jung ( per chi non lo sapesse, è abbastanza noto un aneddotto di C.G.Jung a proposito dello scarabeo) e mi chiedo cosa direbbe lui a proposito di questa situazione di quiete forzata e di questa pandemia. In camera, da cui si apre la terrazza, ho lasciato da mesi su di un mobile il libro “Jung parla”. Lo apro e “casualmente”, trovo questa intervista che vi riporto con dei spezzoni che ho selezionato per rispondere a questa domanda specifica che “ho posto” al caro maestro. 27 febbraio 1931Intervista di Whit Burnett a C.G. Jung intitolata “L’America deve dire di no””I ritmi americani vengono oggi assunti come la norma su cui va impostata la vita. (…).Quello di cui l’ America ha bisogno, a fronte della potentissima spinta verso il conformismo, verso il desiderio di oggetti materiali, di cose che complicano la vita, verso il desiderio di essere uguali al proprio vicino di casa, di superare tutti i primati, e cosí via, é la capacitá, semplice e salutare, di dire di No. La capacitá di fermarsi un attimo e di capire che molte delle cose desiderate sono superflue per vivere felici. (…). Tutti noi incominciamo ad avvertire che qualcosa non funziona nel mondo…tutti abbiamo voglia di semplicitá. Tutti soffriamo, nelle nostre cittá, per la mancanza di cose semplici. Vorremmo vedere deserte le nostre monumentali stazioni ferroviarie, deserte le strade, e sentire scendere su di noi una grande pace. (…)Se non si presta attenzione ai simbolici avvertimenti dei sogni e del suo corpo, si dovrá pagare in altri modi: la nevrosi é semplicemente il corpo che assume il comando, indipendentemente da quello che vuole la coscienza. (…)Quando intere nazioni eludono questi avvertimenti, (…) il pericolo é grande. L’ ultima guerra, pensavo, ci ha insegnato qualcosa. Ma a quanto pare, non abbiamo imparato la lezione. Il nostro desiderio inconscio di luoghi deserti, di quiete, di inattivitá, potrebbe proiettarci, contro la nostra volontá cosciente, in un altra catastrofe, dalla quale forse non ci riprenderemo più.”Questa serenità allora non è solo mia, rifletto, ma è quel riposo che si manifesta in seguito ad un’esplosione conseguente ad una tensione. L’inconscio del mondo ha parlato. Ha fatto ciò che doveva fare. Attraverso i pipistrelli o attraverso le mani in un laboratorio: questo non fa nessuna differenza per la psiche profonda. La pandemia è scoppiata. L’inconscio parla con modalità inconscie, che sia attraverso la natura ( incendi, animali, etc) o attraverso l’essere umano agito dall’inconscio (incendio doloso, virus creato in laboratorio, etc). Forse vuole invitare le nostre coscienze a rivolgerci all’ interno. Ad ascoltare l’anima del mondo ferita. E’ questo che la quiete forzata ci stia portando? Ció che dice Jung lo sento come una verità profonda, che parla dello spirito del profondo, per usare la terminologia junghiana. Se resto in ascolto del profondo, aprendo la coscienza a qualcosa che trascende le necessità dell’Io, sento estranee le reazioni di rabbia ed angoscia provocate dalle limitazioni, ma percepisco invece che una tensione si è sciolta: finalmente ci sono limitazioni a fronte di un mondo attivissimo, estrovertito e troppo, unilateralmente materialistico. Rabbia, angoscia e paranoia, arrivano nelle telefonate degli amici e parenti e nella stanza della terapia. Tuttavia in questi due mesi, poco, mi sembra, si è trasformato nelle telefonate dei congiunti, ma lì, in terapia, dove si sceglie di dare ascolto al profondo, all’inconscio e a suoi simboli e sintomi, ecco che rabbia, paranoia ed angoscia si colorano di un senso che sta sullo sfondo del cammino che il paziente fa. Quarantena e Covid diventano personaggi piccolini, tra i tanti, che si incontrano in questo cammino. Il camminante visualizza in parte il percorso lungo le tappe e gli incontri che si illuminano della luce corrispondente al senso di cui sono portatori; anche i vissuti più dolorosi, caratterizzati da distruzione ed orrore, vengono illuminati da questa luce significativa. Rabbia ed angoscia portano l’energia del camminante che per troppa sofferenza ha indossato maschere ed armature pesantissime. Trattare esclusivamente in senso concretistico le emozioni da cui ci sentiamo abitati in modo prepotente durante la quarantena, ovvero trattandole solo come conseguenti alla reclusione,all’isolamento,alla paura della crisi economica, può significare chiudersi di nuovo nella bolla dell’Io, e negarci il dialogo con l’anima, con l’inconscio, con il profondo. La reclusione, l’isolamento svela, a volte drammaticamente, quelle emozioni che hanno, fuori dalla frenesia occidentale post moderna, l’occasione per essere ascoltate. Paranoia, già la parola suscita se stessa: stato mentale definito esclusivamente patologico e delirante dai manuali diagnostici psicologico-psichiatrici, è uno stato coriaceo, sorretto da una tale coerenza di pensiero, da non lasciare, quando si manifesta, neanche uno spiraglio per far filtrare la luce all’interno e illuminare l’Anima. Paranoia ora è visibile, tangibile. Emerge come disturbo collettivo oltre che individuale. Paranoia era presente prima della quarantena e la quarantena stessa è fatta di Paranoia: “vacciniamo contro tutte le malattie, controlliamo, sterilizziamo” Oppure Paranoia parla contro la paranoia stessa: “questo controllo paranoico mi vuole controllare, c’è un complotto”. Tutto talmente logico da creare una realtà coerente, ma anche coriacea. Ciò che è difficile lì, è far filtrare la luce del dialogo. Quello che la paranoia sostiene è condivisibile, comprensibile, talvolta non negabile. Da una parte e dell’altra, dentro e fuori, Tuttavia, forma un velo dietro cui si nasconde l’Anima del mondo e separa gli individui gli uni dagli altri. Accogliere la paura significa, osservarla, stabilire con essa un dialogo, riconoscerne l’anima, senza che essa si trasformi in difesa paranoica. L’anima parla, con o senza l’ascolto della coscienza. Nel 1931 Jung avvertiva, da studioso dell”inconscio e della sua dinamica, che il dialogo con l’Anima, è essenziale per una cultura ed una civiltà che siano in equilibrio con l’ambiente, con la natura ed i suoi ritmi.C’è un ciclo vitale dal quale non si sfugge, ci sono leggi biologiche che costituiscono i nostri limiti, c’è un inconscio che porta la saggezza e i dolori dell’umanità, dal quale non possiamo fuggire perchè ne facciamo parte. Piccole coscienze in un mare inconscio che ci sorregge e che ci guida. Esso agisce con o senza il nostro contributo. Distruzione o costruzione, questa è la cifra del libero arbitrio,che altri non è che dialogo con quest’Anima sommersa.

Pisa, 6/5/2020 Zaira Cestari

Bibliografia: Jung Parla, Interviste ed incontri, A cura di William McGuire e R.F. C. Hull, 1977, Milano, Adelphi edizioni

Bollingen, 2015

La psicoterapia del profondo: l’incontro con l’Altro, con il Diverso

Lavoro come psicoterapeuta ad indirizzo analitico junghiano, approccio che non è stato solo una scelta a scopi professionali, ma è stata una scelta di stile di vita. La visione che questa psicologia permette, è lo strumento principale di lavoro e di approccio alla vita e a ciò che accade. La sfida e forse lo scopo di questo modus vivendi è quello di interagire con il diverso, anche con quello mai immaginato fino ad ora come utile per la propria crescita.

La richiesta che spesso mi viene posta nel quotidiano è quella di consigli (che non è previsto dall’etica professionale) o di parole magiche che possano lenire sintomi e dolore, che celano psesso il timore, legittimo (e poi vedremo perchè) che io possa “psicanalizzare” nel corso del colloquio

La richiesta di cui sopra giunge per un sentimento umano che da valore alla crescita, al superamento di se stessi e all’aspirazione ad un ideale. In quest’ottica la richiesta appare allora legittima, in quanto la piscoterapia del profondo è la strada per giungere al centro di se stessi, ove molto può essere visto, anche se non contemporaneamente, ma da cui comunque è possibile accedere alle parti di sé prima vissute senza coscienza, come se fossimo da esse possedute. Conoscerle significa vedere, vivere e sentire le risorse per gestire gli eventi della vita esteriore e i turbamenti dell’anima.

Tuttavia dalla psicologia junghiana stessa, oltre che dalla vita, apprendiamo che ogni esperienza, vissuto, sentimento, pensiero ha il suo opposto, e che il problema del male non si può evitare in questa strada. Anche questa stessa strada ha un suo opposto e anche essa, sebbene voglia ergersi al di sopra del bene e del male, getta un’immancabile ombra.

Da queste riflessioni emerge, nel percorso terapeutico, la necessità di considerare che anche l’individuazione junghiana è un mito. E allora, si può percorre la strada sapendo che il cammino non è mai finito. .Nulla di ciò che accade non ha un seguito. E nulla non ha il suo diverso. Ecco forse la difficoltà sta nell’accettare questo. Come se dovesse sempre esserci qualcosa di meglio, e scoprire che non è cosi, porta il conflitto inconscio ad una tragedia conscia.

Quando si scopre di non poter far altro che fare piccoli passi, diventa possibile percorrere la strada con impegno e serietà, mantenendo una visione ironica, e un energia giocosa.
La consapevolezza è importante, ma la differenza di consapevolezza tra gli esseri umani e tra un proprio prima e un proprio dopo è minuscola. Importantissima ma minuscola.
Tra la ricerca di una formula magica e il pregiudizio che la psicologia non serva a nulla, esiste qualcosa che rende entrambi gli enunciati veri ma limitati: il cambiamento è possibile, ma sarà visibile solo all’interno di aspettative umane. Nessun miracolo è prevedibile. Non impossibile ma questo come diceva Jung, dipende dal Deo concedente.
La psicoterapia non può seguire le leggi del metodo scientifico galileiano di prevedibilità e replicabilità, poichè i fattori in gioco sono troppo complessi per essere estrapolati dal tutto che costituisce la relazione terapeutica. Eppure ci sono certi cambiamenti prevedibili che rendono poi a loro volta più probabili successivi passi, come ad esempio l’iniziare a prestare attenzione ai propri sogni, aumenta l’accessibilità del sognatore ai propri sogni notturni e al proprio inconscio e “sentirsi vivi non è solo un fatto fisico, è un fatto psichico. Siamo vivi quando ci sentiamo vivi. Ciò che ci fa sentire vivi è il contatto con la psiche inconscia, per questa ragione i sogni sono così importanti” (M.L.Von Franz, Il mondo dei sogni).

Comprendere prima e accettare poi sia la libertà ma anche la limitatezza del proprio cammino, ci pone in una dimensione in cui la coscienza è umanizzata. E l’essere umano è quello che può compiere sia il bene che il male. Il male esiste e non è solo assenza di bene. E una dimensione esistente al pari del bene. E non è la sola volontà che decide quale strada intraprendere, ed essere schiavi di un giudizio che condanna il male non cancella il male.
Vediamo questo punto con le parole di Jung:

“ (…)noi non abbiamo immaginazione del male, ma il male ci ha in suo potere. Alcuni si rifiutano di saperlo e altri invece si identificano con lui. Questa è la situazione psicologica del mondo odierno: gli uni si chiamano cristiani e immaginano di calpestare il cosiddetto male soltanto volendolo; gli altri ne sono divenuti preda e non vedono più il bene. Il male oggi è divenuto una visibile grande potenza: metà dell’umanità si sostiene sulla base di una dottrina costruita dal raziocinio umano; l’altra metà deperisce per la mancanza di un mito commisurato alla situazione”

C.G.Jung, Ricordi Sogni e Riflessioni

Sulla stessa linea di quanto affermato precedentemente in questo articolo, la psicoterapia del profondo non mira ad un idealità, come a prima vista, il linguaggio simbolico porterebbe a pensare, e quindi non mira alla guarigione, alla perfezione, al bene assoluto, ma la direzione, ribadisco è quella verso il centro, verso la totalità complessa della psiche, da dove è possibile osservare meglio ciò che è nostro. La meta, che mai è raggiunta, per la natura dinamica della psiche, è quella di una coscienza il più ampia possibile e di una coscienza che rimane aperta proprio perchè vede che c’è qualcosa anche oltre a ciò che può vedere.

“O uomo, se sai quello che fai sei benedetto; ma se non lo sai sei maledetto e sei un trasgressore della legge” Vangelo aprocrifo (Codex Bazae ad Lucam)

“Faccio proprio quel male che non vorrei” S. Paolo

In questo fiume del percorso di vita e del percorso analitico, un primo importante obiettivo dell’analisi psicologica può essere quello di iniziare a camminare sapendo che c’è sopratutto all’inizio, una forte e violenta forza di gravità che invita suadente alla regressione e quello, allo stesso tempo, di accettare che c’è tanto da fare, talmente tanto che i piccoli passi sono importantissimi. Ma sono importanti proprio perchè sono piccoli. Vedere il piccolo passo come importantissimo e tuttavia vedere che è solo un piccolissimo passo, ma bellissimo, comporta allo stesso tempo una liberazione da pesi assai opprimenti e un ridimensionamento dell’ego. Poiche, come dice Jung:

“Questo nucleo è costituito all’inconscio e dai suoi contenuti, sul quale non possiamo pronunciare alcun giudizio definitivo. Ne abbiamo necessariamente idee inadeguate, poiché siamo nell’impossibilità di comprenderne l’essenza con un atto conoscitivo, e di stabilirne i limiti razionali”

e ancora:

“La scienza si serve del termine “inconscio” e con questo ammette di non saperne niente, poiché non può conoscere nulla della sostanza dell’anima, in quanto l’anima è appunto l’unico suo mezzo di conoscenza”

(C,G.Jung, Ricordi, Sogni e Riflessioni)

E non c’è infatti una direzione giusta. L’esigenza di qualcosa di assolutamente giusto, emerge in una dimensione di ricerca di sicurezza. La sicurezza è un bisogno primario, biologico, ma su un piano psichico rappresenta la regressione. Mentre il cammino nell’oscurità, il rischio rappresenta un’evoluzione psicologica, e come dice E. Harding “Evidentemente è una legge di vita che ogni essere vivente non debba ristagnarsi ma evolversi.”

La psicoterapia del profondo si svolge nella tensione tra conquista biologica (che ci da scicurezza) e conquista psicologica (che viene dal rischiare). In quest’ottica, non ci sarà mai la strada perfetta, come nemmeno una donna, un uomo, un figlio, un genitore, un amico, e cosi via, perfetto. Ci sarà un strada che ci calza e che si imparerà ad amare dopo gioie e sofferenze, dopo dubbi e piaceri. Così come succede nelle relazioni. 
Se qualcosa piace già è un buon segno. La ricerca di perfezione non è amore. Quando nasce amore e accettazione per la propria umanità, ci sarà la possibilità di amare anche l’Altro, lo Sconosciuto, il Diverso.

“La nostra psiche è costituita in armonia con la struttura dell’universo, e ciò che accade nel macrocosmo accade egualmente negli infinitesimi e più soggettivi recessi dell’anima.” (C.G.Jung)

Accogliere il dolore e la sofferenza di se e degli altri è qualcosa che emerge in sincronia con la possibilità di rinuncia alla perfezione e quando la paura della contaminazione cessa. La psicoterapia del profondo conduce laddove è possibile lasciare emergere il caos a fianco della volontà che con calma e amore mette un po di ordine in quello stesso caos, senza urgenza o frenesia.

Zaira Cestari.