DEFINIZIONI DEL REALE: LA REALTA’ DELL’INCONSCIO, L’APPARENTE INVISIBILE E IL RUOLO DELL’INTUIZIONE NELLA CONTEMPORANEITA’

DEFINIZIONI DEL REALE: LA REALTA’ DELL’INCONSCIO, L’APPARENTE INVISIBILE E IL RUOLO DELL’INTUIZIONE NELLA CONTEMPORANEITA’

Seminari del Pensare, Orvieto 4/5 settembre 2015

Invisibile, Naturale, Sovranità

http://orvietosi.it/2015/09/il-seminario-del-pensare-invisibile-naturale-sovranita/

Abstract

Questa sintetica ricerca partirà dai contributi di antropologi, storici e ricercatori della psiche sulla comparazione di simboli che accomunano la spinta di popoli appartenenti a diverse epoche e culture a trovare un senso a cio che si muove nell’interiorità dell’umano in rapporto a cio che vive con il mondo esterno.

Tale incipit ha la funzione di porre in relazione ciò che comunemente, nella società contemporanea globalizzata, chiamiamo reale, con ciò che ora è trascurato e relegato nell’ambito del falso, ma che in passato e in certe forme tutt’ora, era chiamato reale, seppur invisibile e solo percepibile come un fugace riflesso.

La tesi di questa ricerca sposa la visione della psicologia analitica, nata e nutrita dal celebre psichiatra C.G Jung e da alcuni suoi collaboratori passati e contemporanei, che ha le sue basi nell’assunto della realtà dell’inconscio e sulla ricerca, attraverso la comparazione della produzione simbolica nei sogni, nei sintomi, nei miti e nei riti, di come esso sia antecedente alla coscienza e alle sue produzioni e di come la sovranità della coscienza e della volontà possa essere illusoria a fronte del mare dell’inconscio da cui tutto nasce a a cui tutto torna.

In particolare porrò attenzione alla funzione chiamata intuizione, calandola all’interno della sistematizzazione della tipologia psicologica curata da Jung stesso, a seguito di profonde ricerche cliniche e culturali.

In una conferenza tenuta a Basilea, riportata nelle trascrizioni di Roland Cahen, Jung, a proposito dell’intuizione, afferma:

“L’intuizione, naturalmente, in quanto funzione irrazionale, non è facile da definire per l’intelletto. Nei miei “Tipi Psicologici”l’ho chiamata una “percezione per via inconscia”, poiché una delle sue caratteristiche consiste nella difficoltà a poter precisare dove e quando nasca. Essa sembra poter percorrere molte strade e, grazie al suo emergere, permette di vedere, per così dire, “dietro l’angolo”. Mi limito a questo, e confesso che non so, in fondo, come opera l’intuizione; non so cosa è successo quando un uomo sa improvvisamente una cosa che, per definizione, non dovrebbe sapere; non so come è giunto a questa conoscenza, ma so che è reale e che può servire come base per la sua azione. I sogni premonitori, la telepatia e tutti i fatti di questo tipo sono intuizioni. Ho constato questi fenomeni in grande quantità, e sono convinto che esistano; se ne incontrano tra i primitivi e da ogni parte, non appena prestiamo attenzione alle percezioni che ci giungono attraverso gli strati subliminlali del nostro essere, ossia che si trovano sotto la soglia della coscienza. L’intuizione è una funzione molto normale, perfettamente naturale e necessaria; si occupa di ciò che non possiamo né sentire né pensare, perchè manca di realtà, come il passato che non ne ha più, e il futuro che non ne ha ancora, per quanto possiamo immaginarlo. Dobbiamo essere molto riconsocenti al cielo di possedere una funzione che ci elargisce una qualche luce su ciò che è “molto al di là delle cose”.

( C.G.Jung, 1934, Elena Caramazza (a cura di). Le conferenze di Basilea, pp. 77, 78, Bergamo: Moretti e Vitali, 2015)

Approfondirò quindi l’intuizione e il suo rapporto con altre funzioni nel mondo contemporaneo e di come il suo ruolo attuale dipenda dal conflitto intrapsichico tra opposti e interpsichico, ovvero all’esterno del soggetto, che si è manifestato e tutt’ora si manifesta in dibattiti filosfici/religiosi che si sono svolti nel corso dei secoli.

Cercherò di delinare il profilo della situazione dell’intuizione principalmente nelle istituzioni pubbliche e private dedicate alla cura medica e psicologica, alla gestione del corpo e dei malesseri dell’anima, nella vita relazionale quotidiana con se stessi e con l’Altro.

Fine di questa ricerca è di contribuire alla fertilizzazione di un campo che può essere proficuo.

Mia intenzione non è quindi dare risposte alle mie domande, ma porre un seme nel dialogo collettivo rispetto al rapporto tra visibile e invisbile, al fine di ribaltare, non definitivamente, bensì per creare circolarità, la definizone del reale.

L’auspicio è che lo sviluppo tecnico, che alimenta l’unilateralità di ciò che è visibile e concreto, possa essere bilanciato nella sua corsa da un’accettazione cosciente della realtà di cio che è invisbile e incomprensibile razionalmente, e potendo cosi proseguire nell’opera di evoluzione umana in equilibrio con una più ampia fetta di ciò che è naturale, rinunciando ad un ideale di sovranità indiscussa della coscienza.

DEFINIZIONI DEL REALE:

LA REALTA’ DELL’INCONSCIO, L’APPARENTE INVISIBILE E IL RUOLO DELL’INTUIZIONE NELLA CONTEMPORANEITA’

Dice Hillman: “I fatti sono chiari: le guerre occidentali sono appoggiate dal Dio cristiano, e alla sua chiamata alle armi non ci possiamo sottrarre perché siamo tutti cristiani, indipendentemente dalla fede che seguiamo, dalla chiesa che frequentiamo o anche dalla nostra professione di ateismo. Puoi essere ebreo oppure musulmano, puoi rivolgerti al tuo dio con i riti della Santeria, puoi fare parte della Wicca, ma se vivi nel mondo occidentale, psicologicamente sei cristiano, marchiato indelebilmente con il segno della croce nel cuore e nella mente e in ogni fibra del corpo. Il cristianesimo è dappertutto, nelle parole che usiamo, nelle bestemmie che pronunciamo, nelle rimozioni che rafforziamo, nello stordimento che cerchiamo, nella eredità di assassini religiosi della nostra storia: l’assassinio degli ebrei, l’assassinio dei cattolici, l’assassinio dei protestanti, dei mormoni, degli eretici, dei dissidenti, dei liberi pensatori… Se pensi che la tua anima personale sia distinta dal mondo esterno e che consapevolezza e coscienza morale siano localizzate in quell’anima (e non nel mondo esterno) e che perfino il gene egoista sia individualizzato nella tua persona, allora, psicologicamente, sei cristiano. Se la tua prima reazione a un sogno, a una notizia, a un’idea è di operare immediatamente una divisione tra bene e male morali, allora, psicologicamente, sei cristiano. Se associ il peccato alla carne e ai suoi impulsi, ancora una volta, psicologicamente, sei cristiano. Se noti quando un presentimento si realizza, se prendi le sviste come segnali e credi nei sogni, ma poi ti affretti a liquidare queste intuizioni come “superstizione”, sei cristiano, perché quella religione mette al bando ogni forma di comunicazione con l’invisibile che non sia Gesù. Quando volti le spalle ai libri e allo studio, per cercare nei tuoi sentimenti intimi risposte semplici a problemi complessi, sei cristiano, perché il cristianesimo dice che il Regno di Dio e la voce del suo vero Verbo sono nell’interiorità. Se la tua teoria psicologica designa certi stati dell’anima con espressioni come ambivalenza, io debole, scissione, crollo, confini incerti, e ne ha paura considerandoli malattie, allora sei cristiano, perché quei concetti esprimono l’adesione a un’autorità centrale, unica e potente. Se pensi che i dati apparentemente casuali della storia abbiano una finalità, segnino in qualche modo un’evoluzione, e che la speranza sia una virtù e non un’illusione, allora sei cristiano. E sei cristiano quando credi che alla fine del tunnel delle umane disgrazie ci attenda la risurrezione della luce invece che la tragedia irrimediabile o il caso o la sfortuna. E, in particolare, sei un cristiano americano quando idealizzi una tabula rasa di innocenza infantile come se fosse la condizione più vicina a Dio. Non possiamo eludere duemila anni di storia, perché noi siamo la storia incarnata, ciascuno di noi è stato gettato sulle spiagge occidentali dello hic et nunc dalle mareggiate di tanto tempo fa.
Possiamo disconoscere la presa del cristianesimo sulla nostra psiche, ma che altro è l’inconscio collettivo se non gli schemi emotivi inveterati e i pensieri non pensati che ci riempiono di pregiudizi che ci piace chiamare scelte? Siamo cristiani fino al midollo. Nelle nostre distinzioni si nasconde san Tommaso, alle nostre buone azioni presiede san Francesco, e migliaia di missionari protestanti di ogni setta immaginabile concorrono nel darci l’innata certezza di essere superiori a tutti e capaci di aiutare gli altri a vedere la luce.” (James Hillman, Un terribile amore per la guerra)

C.G.Jung, afferma in diverse opere, seminari ed interviste che l’uomo non puo vivere senza un senso e miti e religioni dimostrano che egli attraverso il simbolo ricerca un senso a ciò che non è visibile e quindi non comprensibile all’interno di una legge lineare di causa ed effetto.

L’umanità nel corso della sua storia è cambiata, si è trasformata, e la psicologia analitica si occupa anche di osservare le fasi di trasformazione e cambiamento della coscienza collettiva. L’opera di Jung si sofferma ed approfondisce la progressiva differenziazione delle funzioni della coscienza a scapito di altre nel corso di questo sviluppo della coscienza umana.

Per funzioni parlo di modalità polari di approccio all’esperienza sia interiore che esterna e nella psicologia anlitica sono identificate con il pensiero opposto al sentimento (nell sfera razionale) e con la sensazione opposta all’intuzione (nella sfera della percezione). Questa evoluzione ha visto cambiamenti nella religiosità umana, nella cultura letteraria e musicale e nei gusti artistici.

Cio che in questa sede ci interessa particolarmente, dal momento che il nostro principale tema è l’intuizione è l’esistenza della legge naturale della crescita asimmetrica oltre che quella simmetrica: prima cresce un ramo a destra e poi un ramo a sinistra. Osservando la coscienza collettiva, rimanendo quindi su un piano generale, la crescita asimmetrica appare più evidente: in molte epoche si assiste ad un rinforzo di cio che è nascente, a scapito di ciò che è passato e di ciò che potrebbe opporsi all’istanza nascente. In tale situazione ciò quindi che non contribuisce allo sviluppo della parte emergente è relegato ai margini.

Jung si è occupato di periodi religiosi ove la religione rappresenta il mito, il simbolo che parla dello stadio della coscienza del periodo storico. Dalla nascita di Cristo, dall’anno 0 quindi fino ad oggi ha imperato, è stata sovrana l’immagine di quel tipo di coscienza che illumina, che separa, che misura, l’animus della psiche, il maschile. Il femminile rappresenta il pericolo per questa coscienza che innalza dall’inconscio arcaico e animale. Il femminile nell’accezione negativa è l’istanza della regressione. Jung, per fare un esempio, si è occupato a lungo e in profondità del problema della trinità, del 3 e del 4, simbolo della totalità. Nella trinità il femminile è escluso. Il femminile è il serpente ed è satana. Questo sia nella coscienza degli uomini sia delle donne. Si sta parlando di coscienza e di inconscio collettivo: tant’è che solo il 1 novembre 1950 è stato proclamato da papa Pio XII il dogma cattolico dell’assunzione al cielo della vergine Maria. In quel momento si rese palese come un dogma può cambiare. Quel che è sovrano rende invisibile ciò che destituirebbe la sua sovranità.

Ma da un analisi cosi approfondita fatta da Jung, scendiamo in una dimensione piu circoscritta, sebbene anche ad essa possa essere applicato lo studio più ampio di cui sopra.

Parlerò di intuizione proprio in virtù di questo rapporto sovranità-invisibile. Forse l’opposizione tra questi due termini non è l’unica relazione possibile tra i due. Cosa succede se nella sovranità è inclusa un istanza che fa luce nel buio, e che vede il nero nel bianco e il bianco nel nero? E’ una sovranità che vede il suo essere limitata, che vede che confini ce ne sono ovunque e che vede che non puo vedere tutto, non può controllare tutto. E’ una sovranità diversa. Ma è possibile?

Jung in Ricordi Sogni e Riflessioni, scritto alla fine della sua vita ed edito nel 1965, afferma che “assimilare l’intuizione che la vita psichica ha due poli è un compito del futuro”.

Questa affermazione è colta del fatto che anche in gran parte della psicologia e della ricerca spirituale moderna è come se vigesse ancora, o almeno fino a pochi anni fa, l’antico dogma trinitario, il dogma dell’hic et nunc,il dogma del padre, il dogma che è reale cio che è presente, cio che è già manifestato, ciò che è considerato oggettivo perchè cosciente per la collettività nello stesso momento. Ancora vige la fascinazione per la luce, ma si sa che la luce del sovrano, piu è luminosa piu annienta le luci dei sudditi, relegandoli nell’ombra del popolo dimenticato nei sobborghi della città o nei sobborghi della cultura umana, che da un punto di vita che considera la pische come onnipresente, sono i sobborghi nella psiche, la cosiddetta Ombra e l’Inconscio.

La scienza che rassicura il singolo e la collettività, relega il simbolico nell’inconscio proponendo invece il segno o l’allegoria, ovvero l’immagine che rappresenta chiaramente ciò che la coscienza vuole rappresentare, niente di piu. Questo è il regno indiscusso dell’ego che si illude di essere il solo e di veder tutto. Questo è lo stadio dell’onnipotenza del bambino che ha bisogno di credere assolutamente in cio che sa con chiarezza per poter proseguire nell’assimilazione del sapere e nell’accrescimento della coscienza. E’ la fiducia primaria in sé, necessaria per la nascita della coscienza e ciò e necessario finchè c’è una qualche forma di materno esterno che lo consola quando subentra qualcosa di incomprensibile. E’ la madre che detiene l’incomprensibile, è la terra, la profondità, l’inconscio, ciò da cui tutto nasce e ciò a cui tutto ritorna.

Il bisogno e il tentativo di far fronte all’angoscia del buio, dell’incomprensibile, del non controllabile, rimanda solo un po piu in la l’incontro con il buio, con il possibile e nello stesso tempo con il limite.

La negazione del inconscio, del simbolico e dell’intuizione si rivela chiaro nell’ambito della cura del corpo oltre che in certe forme della cura della psiche e della spiritualità. Subentra il conflitto tra reale ed irreale. Per esempio quando compare una difesa tipica come “si ma io sto male per un motivo reale, tangibile, mentre tu stai male solo per dei fantasmi creati dalla tua mente”, si rivela in tutta la sua drammaticità la sovranità di un tipo di realtà a scapito di un’altra realtà.

Concepire un tipo di sovranità, quindi un tipo di coscienza che non allontana il buio ma che muove la fonte della luce in modo dinamico e variabile, in modo tale da avere un’ idea il piu completa possibile di cio che c’è nella stanza buia, significa condurre la coscienza verso la consapevolezza delle sue stesse possibilità e dei suoi stessi limiti. E’ una coscienza, e quindi un tipo di sovranità che non dichiara guerra alle terre straniere per eludere l’angoscia che il confine attiva, ma è una csocienza che intuisce al di là dei confini ma rimane nel suo territorio al fine di coltivarlo con quel che gli è dato.

Ma esiste, è reale e quale è la parte che registra la presenza dell’invisibile? di ciò che non è qui ma di cio che è la? È possibile dare realtà alla percezione di cio che non è misurabile non è percepibile con i 5 sensi fisici?

Jung parla d’ intuizione. E ne parla (ne scrive) come di una delle quattro funzioni psichiche. La pone quindi sullo stesso piano. Non è qualcosa di metafisico, o di illusorio o che ci puo dire meno o piu della realtà rispetto ad altre funzioni che collettivamente conosciamo meglio.

Riporto un’ eloquente citazione tratta da un libro inedito, curato da Elena Caramazza, cosnistente nelle trascrizioni di Roland Cohen alle conferenze di Basilea del 1934, ma ancora attuali, o meglio, ancora maestre sia in psicologia che in filosofia.

L’intuizione, naturalmente, in quanto funzione irrazionale, non è facile da definire per l’intelletto. Nei miei “Tipi Psicologici”l’ho chiamata una “percezione per via inconscia”, poiché una delle sue caratteristiche consiste nella difficoltà a poter precisare dove e quando nasca. Essa sembra poter percorrere molte strade e, grazie al suo emergere, permette di vedere, per così dire, “dietro l’angolo”. Mi limito a questo, e confesso che non so, in fondo, come opera l’intuizione; non so cosa è successo quando un uomo sa improvvisamente una cosa che, per definizione, non dovrebbe sapere; non so come è giunto a questa conoscenza, ma so che è reale e che può servire come base per la sua azione. I sogni premonitori, la telepatia e tutti i fatti di questo tipo sono intuizioni. Ho constato questi fenomeni in grande quantità, e sono convinto che esistano; se ne incontrano tra i primitivi e da ogni parte, non appena prestiamo attenzione alle percezioni che ci giungono attraverso gli strati subliminali del nostro essere, ossia che si trovano sotto la soglia della coscienza. L’intuizione è una funzione molto normale, perfettamente naturale e necessaria; si occupa di ciò che non possiamo né sentire né pensare, perchè manca di realtà, come il passato che non ne ha più, e il futuro che non ne ha ancora, per quanto possiamo immaginarlo. Dobbiamo essere molto riconoscenti al cielo di possedere una funzione che ci elargisce una qualche luce su ciò che è “molto al di là delle cose”.

( C.G.Jung, 1934, Elena Caramazza (a cura di). Le conferenze di Basilea, pp. 77, 78, Bergamo: Moretti e Vitali, 2015)

A Pisa conduco da due anni le serate junghiane, serate di letture e discussioni su temi della psiche e del simbolico, e spesso quando emerge qualcosa che appartiene al regno dell’intuizione, che è una percezione al pari della sensazione, sorgono sempre quesiti, dubbi se non attacchi a chi concepisce tale sfera come reale. Nessuno metterebbe in dubbio la sensazione di calore vicino ad un camino acceso o di freddo in vicinanza di una finestra in inverno. Ma quando si parla di qualcosa che è nel regno del mentale, ma non appartiene al pensiero razionale che spiega e classifica, giunge la necessità di negare e di confutare.

Una parte della psicoanalisi nell’accezione in cui la conosciamo ora, si è sviluppata a partire dall’esigenza di studiare e curare il fenomeno dell’isteria. Qual’era il senso veicolato dale isteriche? L’esigenza dell’irrazionale di far parte del mondo si manifestava attraverso sintomi fisici altamente invalidanti e non spiegabili mediante leggi fisiche come lesioni d’organo o alterazioni funzionali fisiche.

Con la psicoanalisi la coscienza umana ha iniziato a riconsiderarereale, ciò che per secoli è stato trascurato e relegato nell’ambito del falso, ma che in passato e in certe forme tutt’ora, era chiamato reale, seppur invisibile e solo percepibile come un fugace riflesso. La novità è che dare realtà all’ invisibile non significa togliere realtà al visibile.

Con la psicoanalisi in generale e con la psicologia anlitica di jung in particolare si assiste ad una nuova risposta alla progressione della coscienza umana. Fa capolino il concetto di inconscio che porta con se il concetto di relatività della coscienza e di proiezione (all’esterno di ciò che inconscio). L’immaginario sull’ inconscio acquisisce nel corso del novecento validità grazie allo studio antropologico comparato della produzione simbolica nei sogni, nei sintomi, nei miti e nei riti. (si pensi ad esempio allo studio sulle religioni di Gerardus van der Leeuw)

L’intento dell’opera junghiana è quella di far luce sulla storia della coscienza mettendola in relazione con il concetto di inconscio e di come esso sia antecedente alla coscienza e e di come la sovranità della coscienza e della volontà possa essere illusoria a fronte del mare dell’inconscio da cui tutto nasce e a cui tutto torna.

Il guardare all’inconscio è lo sguardo nella notte, nella profondità della terra o appunto dietro l’angolo. Sovrana nella psicoanalisi è la funzione psichica che guarda in là, che percepisce cio che non è visibile, ed è quella funzione che collettivamente per secoli è stata la quarta, ovvero l’ombra, quella inferiore, da deridere, da catalogare come falsa e pazza. Cio o chi è caratterizzato da intuizione è cosi l’ombra per il collettivo. Ma si sa che è dall’ombra, che si accede alla trasformazione e quindi al cambiamento.

Dice Von Franz in tipologia psicologica :

La funzione inferiore è la ferita della personalità cosciente che mai si remargina e sanguina perennemente, ma è attraverso di essa che l’inconscio può entrare in ogni momento, apportando un ampliamento della coscienza e generando un atteggiamento nuovo.
Nella maggior parte delle società normali, la gente nasconde la propria funzione inferiore attraverso la Persona. La Persona trova na delle sue piu importanti ragioni di sviulppo nel desiderio di non esporre la propria inferiorità, specialmente l’inferiorità della quarta funzione
.”

Afferma inoltre che l’intuizione intuisce appunto il Sé e cosa avviene nel Sé (intesa come totalità psichica comprensiva di conscio e inconscio e che rappresenta la realizzazione piena di sé, al di là dell’imitazione di profeti ed eroi), e di come la collettività, rimuovendo l’intuizione si è allontanata dal Sé, da ciò che è invisibile agli occhi. Intuire il Sè significa intuire l’altra metà della mela. Significa non cedere alla sovranità indiscussa della coscienza che vede per polarità, ma può voler dire guidare la vita sapendo sempre che accanto al visibile c’è l’invisibile, accanto al sovrano ci sono sempre sudditi che possono in ogni momento divenire sovrani e che la natura ci insegna proprio questo: la presenza del dì e della notte.

L’auspicio è che lo sviluppo tecnico, che alimenta l’unilateralità di ciò che è visibile e concreto, possa essere bilanciato nella sua corsa da un‘accettazione cosciente della realtà di cio che è invisibile e incomprensibile razionalmente, e potendo cosi proseguire nell’opera di evoluzione umana in equilibrio con una più ampia fetta di ciò che è naturale, rinunciando ad un ideale di sovranità indiscussa della coscienza.

Bibliografia

E.R. Dodds, I Greci e l’irrazionale, 1951

C.G.Jung, Conferenze di Basilea, 1934

C.G.Jung , Tipi Pisicologici, 1921-1936

C.G.Jung, Mysterium Coniuctionis, 1955, 56

C.G.Jung, Ricordi Sogni e Riflessioni, 1965

J. Hillman, Un terribile amore per la guerra, 2005

S. Tagliagambe, A. Malinconico, Pauli e Jung, 2011

Erich Neumann,Storia delle origini della coscienza, 1978

G. Van der Leeuw. Fenomenologia della religione, 1933

M.L.Von Franz, Tipologia Psicologica, 1988